Mi appassiona poco il dibattito sull'opportunità o meno di permettere il rientro in Italia delle ossa del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro.
Certo, ritengo che la pretesa del nipote di farle tumulare, con tutti gli onori, al Pantheon (dove riposano Vittorio Emanuele II, re Umberto I e la regina Margherita) sia frutto della solita inaccettabile arroganza a cui ci ha abituati, nel corso degli anni, il soggetto. Di fatto, Vittorio Emanuele III sta bene nel Santuario di Vicoforte nel cuneese, dove sono state collocate le spoglie del sovrano. Qualcuno dovrebbe spiegare all'attuale Vittorio Emanuele -e magari ricordarglielo ogni quarto d'ora - che suo nonno, per puro "tengo famiglia" più che per profondo convincimento (e l'ignavia è in genere forse anche peggio di una nefandezza commessa intenzionalmente), lasciò campo libero a Mussolini ed al fascismo, avallando addirittura le leggi razziali. Un sovrano del genere per cosa dovrebbe essere onorato, esattamente? Che i Savoia incassino il risultato di aver potuto rimpatriare i resti del nonno in silenzio, piuttosto, altro che Pantheon!
Mi interesserebbe molto, invece, sapere se effettivamente ho contribuito - con le mie tasse - a finanziare questo rientro (è vera la storia del volo di Stato?). E, nella mia ignoranza, non capisco perché mai gli Alpini siano stati reclutati per suonare il silenzio durante la benedizione della bara avvolta nella bandiera di casa Savoia, avvenuta sul sagrato del Santuario, considerato che è vero che i celebri militari prima rappresentavano le truppe da montagna del Regio Esercito, ma che, credo, sia un dato di fatto che il Regio Esercito non esiste più da una settantina d'anni, quando fu rimpiazzato dall'Esercito Italiano, che oggi serve la Repubblica e, quindi, non più i Savoia.
Insomma, concettualmente non me ne frega nulla che le ossa di Vittorio Emanuele III siano tornate in Italia perché sono d'accordo con chi dice che "bisogna lasciare in pace i morti". Ma, d'altro canto, capisco - e in gran parte condivido - l'incazzatura della comunità ebraica e dell'Anpi per tutto il resto.
Però c'è un aspetto che, da uomo del Sud, non digerisco proprio. Il fatto che il nome di un Savoia, addirittura colluso con il fascismo, oggi stia ancora "appiccicato" a piazze, strade o istututi scolastici sparsi per l'Italia. La mia scuola, per esempio. A Patti, in provincia di Messina.
Nel 2011 il liceo classico dove ho studiato celebrava il suo 75° anniversario. Io - sapendo perfettamente che l'effetto sarebbe stato più quello di sfogare la mia frustrazione che altro - scrissi questa lettera. Ovviamente la scuola si chiamerà "Liceo Classico Vittorio Emanuele III" vita natural durante, che ve lo dico a fare?

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