***Aggiornamento del 23/11/2017***
Luigi Genovese è un giovane di 21 anni, figlio di un "monarca" della politica messinese, siciliana ed italiana, Fancantonio, ex PD sacrificato da Renzi - "spot elettorale" dell'ex Premier su onestà e presentabilità dei politici - e fatto arrestare dopo relativa autorizzazione della Camera, decisivi i voti del suo stesso partito. Poco dopo Genovese per vendetta passò armi e bagagli a Forza Italia (e, nella logica malata della politica nostrana, ne aveva anche tutte le "ragioni", considerato che, tanto per fare un esempio, un anno dopo il Senato avrebbe negato l'autorizzazione all'arresto di Antonio Azzollini del Nuovo Centrodestra alleato del PD).
Luigi Genovese è un giovane di 21 anni, figlio di un "monarca" della politica messinese, siciliana ed italiana, Fancantonio, ex PD sacrificato da Renzi - "spot elettorale" dell'ex Premier su onestà e presentabilità dei politici - e fatto arrestare dopo relativa autorizzazione della Camera, decisivi i voti del suo stesso partito. Poco dopo Genovese per vendetta passò armi e bagagli a Forza Italia (e, nella logica malata della politica nostrana, ne aveva anche tutte le "ragioni", considerato che, tanto per fare un esempio, un anno dopo il Senato avrebbe negato l'autorizzazione all'arresto di Antonio Azzollini del Nuovo Centrodestra alleato del PD).
Luigi Genovese, per la giovane età, non ha esperienze politiche alle spalle e si presenta alle prossime elezioni regionali siciliane come il più classico "nuovo che avanza": faccia imberbe da bravo ragazzo, occhialini da "secchione", sorrisi, gentilezza e belle parole - quelle sì da politico navigato - quando risponde alle scomode domande che tanti gli fanno su suo padre. Ecco, magari Luigi è proprio un bravo ragazzo che vorrebbe impegnarsi per la sua regione ma - proprio perché, volente o nolente, diventerà presto deputato regionale non per i suoi programmi, per le sue idee o per le sue capacità ma piuttosto perché figlio di cotanto padre ed in virtù del pacchetto di voti di cui questi è "depositario" - almeno ci faccia il piacere di evitarci i patetici tentativi di convincerci del fatto che meriti credito come "entità" politica autonoma credibile e indipendente dal famoso genitore.
Perché "le colpe dei padri non ricadono sui figli", è vero, ma è altrettanto sacrosanto che i figli devono prendersi le proprie responsabilità quando scelgono di diventare strumento dei padri (e magari sono anche contenti di esserlo, per carità) per garantire la conservazione e la continuità degli stessi.
Quindi, quando Luigi Genovese posta un video del genere, è responsabile dell'immagine quantomeno equivoca che ne scaturisce, considerate le vicende giudiziarie del padre sull'argomento.
E chiaramente gli avversari colgono la palla al balzo per sottolineare le estreme contraddizioni evidenziate dai propositi del futuro deputato regionale.
"Perché pare più uno scherzo - scrive il Movimento 5 Stelle Sicilia - Francantonio Genovese ha subito una condanna a 11 anni di carcere per associazione per delinquere, riciclaggio, peculato, frode fiscale e truffa. Con lui sono stati condannati anche il cognato (deputato regionale uscente), la moglie e la cognata. L'accusa ha spiegato come avrebbero sottratto "importanti risorse in un settore strategico e vitale come la formazione professionale, con tanti giovani in cerca di lavoro”. Fondi che, secondo quanto sostenuto dai pm, arrivavano sì dalla Regione ma anche dal Fondo Sociale Europeo.
A guardarlo sorge subito spontanea una risata, amara, ma un attimo dopo, però, il pensiero si incupisce e sorge un dubbio, per noi più che legittimo: non sarà mica un messaggio lanciato all'enorme bacino elettorale del padre? Sapete come è stato ribattezzato? “Mister 20 mila preferenze".
Genovese jr., invece, usa la tattica del "gentil giovine" dalla faccia pulita che chiede solo amore e ripete che sarebbe candidato anche senza quel cognome (certo, ma forse alla carica di capoclasse), che "conta l’entusiasmo" (certo, ma per la sua elezione più quello del padre che il suo) e chiede ai detrattori di valutarne nel merito le idee e le azioni (certo, se solo fossero farina del suo sacco).
La realtà è che se davvero il rampollo volesse essere valutato senza il (dolce) fardello dell'eredità che si porta dietro, dovrebbe fare una cosa molto semplice: rinunciare alla "successione al trono", attendere un paio di giri (diciamo almeno 10/15 anni) e solo allora, quando radersi sarà diventato per lui un problema quotidiano, se ancora avesse aspirazioni politiche, magari potrebbe provarci "mettendosi in proprio". Ecco, solo in quel caso si potrebbe guardare con rispetto e distacco alla sua candidatura.
Altrimenti i paragoni con Cetto Laqualunque continueranno a sprecarsi. Anche se, secondo la meno innovativa delle usanze politiche, temiamo che il ragazzo, dal comodo della poltrona dell'ARS, sopporterà senza troppa fatica qualche presa in giro.