Migliaia di maestre e maestri della scuola dell'infanzia e primaria hanno scioperato oggi per aderire alla protesta nazionale contro la decisione del Consiglio di Stato di negare ai precari diplomati magistrali pre 2001/02 la presenza nelle Graduatorie a Esaurimento (GaE).
Con loro varie associazioni e sigle: SAESE, Mida Precari, ADIDA, La voce dei giusti, Cobas, CUB, Anief, SNALS e Gilda.
"Speravamo nella solidarietà anche dei colleghi di ruolo e non, in questa battaglia, per la quale sarebbero dovuti starci accanto" - ha commentato una docente - "ma purtroppo non è stato così".
Non sono mancate le critiche anche ai sindacati confederati.
Non sono mancate le critiche anche ai sindacati confederati.
Una portavoce dell'Anief ha invece espresso la sua soddisfazione perché "volevamo dare un segnale forte al Ministero e credo che oggi ci siamo riusciti. Molte scuole sono rimaste chiuse. I diplomati magistrali sono con noi in piazza e oggi si deve prendere una posizione definitiva. Per noi la soluzione è quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento per chi ha l'abilitazione, senza fare concorsi o fasi transitorie".
E proprio una delegazione dell'Anief e dei Cobas è stata ricevuta in mattinata al Miur. La richiesta al ministero è quella di un decreto legge urgente per riaprire le graduatorie ad esaurimento per il personale docente abilitato e confermare nei ruoli i docenti già assunti con riserva. Così da garantire la continuità didattica ma anche l'assunzione per merito, la parità' di trattamento, la ragionevolezza nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro nei due ambiti scolastici. Anche perché - ed è forse la cosa più stupefacente di questa vicenda - "in molte province le GaE sono esaurite, pure in presenza di personale abilitato a cui non e' stato consentito l'inserimento. Mentre in molti casi, gli stessi 44.000 diplomati magistrali inseriti con riserva nelle GaE e i 6.000 assunti in ruolo con riserva, quand'anche saranno licenziati per effetto del giudizio di merito orientato dalla sentenza plenaria, si ritroverebbero dopo un 'balletto' di supplenze a essere richiamati come precari, con grave danno alla continuita' didattica", come sostenuto da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
Comunque vada a finire, rimane evidente una contraddizione tipicamente italiana: questi insegnanti servono al sistema formativo del nostro Paese (anche solo valutando la questione in termini strettamente numerici) e hanno maturato ormai una lunga esperienza sul campo (che qualunque datore di lavoro, diverso dallo Stato, considererebbe preziosissima in termini di qualità e rendimento). Ma si trovano costretti a una corsa ad ostacoli, in questa "guerra fra poveri" con altri colleghi.
Tutto bene. L'importante è che poi non ci si lamenti della decadenza della scuola pubblica.