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lunedì 8 gennaio 2018

#L8ioLotto, la protesta dei #DocentiMagistrali di tutta Italia a Roma


Migliaia di maestre e maestri della scuola dell'infanzia e primaria hanno scioperato oggi per aderire alla protesta nazionale contro la decisione del Consiglio di Stato di negare ai precari diplomati magistrali pre 2001/02 la presenza nelle Graduatorie a Esaurimento (GaE).

Con loro varie associazioni e sigle: SAESEMida Precari, ADIDA, La voce dei giusti, Cobas, CUB, AniefSNALS e Gilda.
"Speravamo nella solidarietà anche dei colleghi di ruolo e non, in questa battaglia, per la quale sarebbero dovuti starci accanto" - ha commentato una docente - "ma purtroppo non è stato così".
Non sono mancate le critiche anche ai sindacati confederati.
Una portavoce dell'Anief ha invece espresso la sua soddisfazione perché "volevamo dare un segnale forte al Ministero e credo che oggi ci siamo riusciti. Molte scuole sono rimaste chiuse. I diplomati magistrali sono con noi in piazza e oggi si deve prendere una posizione definitiva. Per noi la soluzione è quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento per chi ha l'abilitazione, senza fare concorsi o fasi transitorie".
E proprio una delegazione dell'Anief e dei Cobas è stata ricevuta in mattinata al Miur. La richiesta al ministero è quella di un decreto legge urgente per riaprire le graduatorie ad esaurimento per il personale docente abilitato e confermare nei ruoli i docenti già assunti con riserva. Così da garantire la continuità didattica ma anche l'assunzione per merito, la parità' di trattamento, la ragionevolezza nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro nei due ambiti scolastici. Anche perché - ed è forse la cosa più stupefacente di questa vicenda - "in molte province le GaE sono esaurite, pure in presenza di personale abilitato a cui non e' stato consentito l'inserimento. Mentre in molti casi, gli stessi 44.000 diplomati magistrali inseriti con riserva nelle GaE e i 6.000 assunti in ruolo con riserva, quand'anche saranno licenziati per effetto del giudizio di merito orientato dalla sentenza plenaria, si ritroverebbero dopo un 'balletto' di supplenze a essere richiamati come precari, con grave danno alla continuita' didattica", come sostenuto da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Comunque vada a finire, rimane evidente una contraddizione tipicamente italiana: questi insegnanti servono al sistema formativo del nostro Paese (anche solo valutando la questione in termini strettamente numerici) e hanno maturato ormai una lunga esperienza sul campo (che qualunque datore di lavoro, diverso dallo Stato, considererebbe preziosissima in termini di qualità e rendimento). Ma si trovano costretti a una corsa ad ostacoli, in questa "guerra fra poveri" con altri colleghi.

Tutto bene. L'importante è che poi non ci si lamenti della decadenza della scuola pubblica.