Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post

martedì 1 settembre 2026

Storie della nostra Sicilia: l'assassinio di Marmorio e Lauria

Nella prima metà del ventesimo secolo, in Italia la storia va a due velocità: nel Centro-Nord corre, mentre nel Sud procede a passo lento, a tratti quasi impercettibile.

In Sicilia è così un po’ dappertutto. Ma anche sull’isola ogni tanto si possono riscontrare delle sorprendenti eccezioni. Per esempio San Piero Patti, piccolo centro nella provincia di Messina, dove gli eventi ricalcano in piccolo quanto accade su larga scala nel resto del Paese.

Anche nel borgo nebroideo, infatti, il cosiddetto “biennio rosso” (1919-1920) finisce per travolgere la borghesia possidente che, rappresentata dal sindaco Antonio Scaglione, ha governato fino a quel momento. Le elezioni del 1920 segnano un vero e proprio trionfo dei socialisti.

Tuttavia, la borghesia e i proprietari terrieri, inizialmente spiazzati, trovano una sponda quasi insperata nel nascente fascismo, che a San Piero si diffonde come una reazione istintiva di autoconservazione dei possidenti rispetto a un dirompente fronte socialista, comunque diviso al suo interno (per esempio i socialisti locali saranno fra i secessionisti che sposeranno la scissione comunista del ‘21).

Il 17 aprile del 1921, pertanto, nasce anche a San Piero Patti una sezione del Fascio, capeggiata da Giuseppe Anzà e dal cav. Scaglione. Come nel resto del Paese, cominciano così aggressioni ed assalti sempre più estremi. 

Il 19 aprile, i fascisti di tutta la provincia convergono a San Piero e attaccano la sede socialista nel palazzo Orioles bruciando in piazza Duomo ritratti di figure “rosse” come Lenin o Rosa Luxemburg, ma anche di personaggi della storia italiana del secolo precedente come Garibaldi o Mazzini. Si tratta dell’assalto fascista più clamoroso avvenuto nel messinese fino a quel momento che, di fatto, restituisce il potere ai possidenti disperdendo il locale movimento dei lavoratori.

Il 4 settembre 1921 si verifica un fatto di sangue che avrebbe avuto pesanti ripercussioni sulla storia del movimento dei lavoratori a San Piero Patti. Il diverbio fra un possidente ed un ex consigliere socialista, il contadino Salvatore Loiacono, sfocia in una rissa. Intervengono i carabinieri che arrestano Loiacono, trovato in possesso di un coltello, e rilasciano il possidente, armato di rivoltella ma con regolare porto d'armi.

Nel pomeriggio, mentre l’arrestato viene tradotto in carcere, in paese si forma un assembramento di contadini e di fascisti armati. Nel parapiglia che ne consegue, i fascisti aprono ripetutamente il fuoco ferendo varie persone, tra cui un bambino di otto mesi e la madre, e uccidendo due contadini: Nicolò Marmorio di 43 anni e Carmelo Lauria di 54 anni

Si tratta di un evento cruciale per il paese di San Piero Patti perché, in un certo senso, chiude un’epoca riconsegnando definitivamente le chiavi del paese ai reazionari. Ma ne prepara un’altra ancora più importante. Nel 1946, infatti, i giovani repubblicani sampietrini, ispirati da quanto accaduto nel ‘21, si rendono protagonisti della schiacciante vittoria al referendum del 2 giugno. A San Piero Patti la Repubblica sfiorerà addirittura il 70% dei consensi, un caso più unico che raro in una regione quasi interamente monarchica.

Oggi nel paesino alle pendici dei Nebrodi non c’è quasi nulla che ricordi ciò che accadde nel 1921. Ed è un vero peccato per la memoria collettiva. Nel quartiere di Santo Pietro, in un angolo della piazza Dante, accanto al numero civico 14, resiste una piccola incisione scolorita su una lapide di marmo, che riporta il nome di una delle due vittime. Lì vicino, dalla diversa colorazione del muro, si intuisce che ve ne sia stata un'altra dedicata all’altro ucciso. Non una sola parola sulla causa della loro morte.

(fonte: Albana, G., “Risveglio popolare (1944-46). La rivoluzione repubblicana di San Piero Patti”. A cura di Caterina Albana, Effigi Edizioni, Arcidosso, 2017) 

lunedì 10 giugno 2019

Italia - Australia


Ieri, la straordinaria vittoria delle azzurre al 95' contro l'Australia, nell'esordio dei mondiali femminili, ha riportato alla mente un'altra vittoria, contro la stessa nazionale, nei mondiali maschili del 2006, che ci avrebbe lanciato poi nella cavalcata verso la conquista della coppa. In quel caso, a regolare i conti con gli australiani era stato un rigore trasformato da Francesco Totti, dopo una partita di grande sofferenza, giocata in dieci uomini per quasi tutto il secondo tempo.

Mentre tutte le altre partite di quel torneo le vidi a Milano insieme ad alcuni amici nell'appartamento in Porta Romana dove vivevo allora, festeggiando la vittoria finale in piazza del Duomo in mezzo alla marea di tifosi in visibilio, quella gara in particolare la ricordo per essere stata l'unica vista in Sicilia, insieme alla mia famiglia. Mio padre stava molto male e io ero tornato qualche giorno per andarlo a trovare. Quell'anno ero stato in Sicilia più volte, inventandomi ogni genere di scusa, per dissimulare il fatto che ci andavo principalmente per lui. Forse anche in quel caso c'era stata qualche ragione secondaria per il mio viaggio, ma non ci giurerei. La mia mente era decisamente concentrata su altro all'epoca.

Vedemmo la partita in due stanze, per stare più larghi. Faceva parecchio caldo. Io facevo la spola fra la cucina, dove c'era mio fratello, e la mia camera da letto, dove c'era il resto della famiglia. Ricordo una tensione a mille. E ovviamente non dipendeva tutta dalla partita. Ma quelle due ore furono un momento di evasione dai nostri attuali problemi, per questo quel match mi è rimasto nel cuore. Compresa, ovviamente, l'esultanza sul rigore di Totti al 95'. Fu tanto liberatoria e sinceramente gioiosa.

Il bello del calcio sono i momenti che rimangono nella storia e nell'immaginario comune, ai quali ognuno di noi lega indissolubilmente ricordi ed emozioni personali. Ecco, io ricordo vividamente quell'Italia-Australia come uno degli ultimi veri momenti di felicità condivisi con mio padre. E per questo me lo tengo stretto.